CATTEDRALE DI SANTA MARIA

AVELLINO - 1975/1985

ENTE FINANZIATORE Cassa per il Mezzogiorno

ENTE APPALTANTE PRIMA DEL 1980 Monumenti della Campania - Napoli

SOPRINTENDENTI Arch. Mario Zampino - Arch. Aldo Grillo

ENTE APPALTANTE DAL 1981 Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici delle Province di Salerno e Avellino

SOPRINTENDENTE Arch. Mario De Cunzo

PROGETTO Arch. Prof. Marcello Petrignani

DIREZIONE DEI LAVORI Arch. Prof. Marcello Petrignani

Le vicende del restauro della Cattedrale di Avellino sono indissolubilmente legate al disastroso terremoto che sconvolse l’Irpinia nel 1980. Quando, nel 1975, la Soprintendenza ai Monumenti della Campania, grazie al finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno, poté porre mano al restauro del grande edificio sacro, questo versava in uno stato di generale abbandono, specialmente per quanto riguardava le Sacrestie e i locali del Capitolo, quasi inagibili. Le cause principali del dissesto e del degrado erano imputabili alle vaste e continue infiltrazioni d’acqua, dovute a carenze nella regimentazione di quelle scorrenti nel sottosuolo e alla totale mancanza di manutenzione. Nel novembre del 1980, quando l’intero complesso, a lavori praticamente ultimati, era pronto per essere riaperto in tutta la sua funzionalità, il centro antico di Avellino fu distrutto dal terremoto. Anche la Cattedrale riportò notevoli danni: timpano, colonne e cornicioni della facciata erano crollati. Numerose lesioni si erano aperte sulle murature delle navate ma, nel complesso, grazie ai precedenti lavori di consolidamento, la chiesa aveva resistito e il campanile si ergeva intatto sul centro antico irreparabilmente devastato. La Soprintendenza – che in occasione del disastro era stata suddivisa “per province” per poter meglio fronteggiare la mole delle opere di ricostruzione – poté accedere a un ulteriore finanziamento della «Cassa» e quindi appaltare i nuovi lavori di riparazione, sì che la Cattedrale poté essere riaperta al culto nella Pasqua del 1985.

Nel corso dei lavori furono fondamentali le collaborazioni di illustri professionisti: gli ingegneri Sisto Mastrodicasa e Franco Calzuola per il consolidamento statico, e l’ingegnere Mario Paparo Filomarino per la parte geologica, ma forse nulla si sarebbe potuto fare senza l’impegno che, fin dalla metà degli anni ‘70, il Vescovo Pasquale Venezia profuse per veder rinascere la Cattedrale. La prima menzione che riguarda la Cattedrale è in un documento del Vescovo Roberto (1131-1144), ove si accenna all’intitolazione della chiesa alla Vergine Maria. Nel 1561 Monsignor Ascanio Albertini fece riparare i danni arrecati alla struttura dal terremoto e abbellire la Cattedrale con opere di pregio, e nel 1598 venne edificata la torre campanaria. Le prime modifiche sostanziali risalgono al periodo di Monsignor Scannagatta e ai primi anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1700. Altri lavori e trasformazioni impegnarono in séguito i Vescovi succedutisi nei primi anni del XVIII secolo, anche per porre rimedio ai danni arrecati dai terremoti del 1702 e 1732. Nella seconda metà del XIX secolo, Monsignor Gallo restaurò la chiesa curandone l’aspetto monumentale con la costruzione, nel 1857, della nuova facciata, progettata dall’architetto Pasquale Cardola. Gli eventi bellici del 1943 distrussero il Palazzo vescovile, il Seminario e gran parte della facciata della chiesa, quest’ultima riparata solo nel dopoguerra.

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