L’intervento
Le vicende del restauro della Cattedrale di Avellino sono indissolubilmente legate al disastroso terremoto che sconvolse l’Irpinia nel 1980. Quando, nel 1975, la Soprintendenza ai Monumenti della Campania, grazie al finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno, poté porre mano al restauro del grande edificio sacro, questo versava in uno stato di generale abbandono, specialmente per quanto riguardava le Sacrestie e i locali del Capitolo, quasi inagibili. Le cause principali del dissesto e del degrado erano imputabili alle vaste e continue infiltrazioni d’acqua, dovute a carenze nella regimentazione di quelle scorrenti nel sottosuolo e alla totale mancanza di manutenzione. Nel novembre del 1980, quando l’intero complesso, a lavori praticamente ultimati, era pronto per essere riaperto in tutta la sua funzionalità, il centro antico di Avellino fu distrutto dal terremoto. Anche la Cattedrale riportò notevoli danni: timpano, colonne e cornicioni della facciata erano crollati. Numerose lesioni si erano aperte sulle murature delle navate ma, nel complesso, grazie ai precedenti lavori di consolidamento, la chiesa aveva resistito e il campanile si ergeva intatto sul centro antico irreparabilmente devastato. La Soprintendenza – che in occasione del disastro era stata suddivisa “per province” per poter meglio fronteggiare la mole delle opere di ricostruzione – poté accedere a un ulteriore finanziamento della «Cassa» e quindi appaltare i nuovi lavori di riparazione, sì che la Cattedrale poté essere riaperta al culto nella Pasqua del 1985.
