Le prime tracce documentate dell’aggregato di Palazzo Antonelli, compreso tra via Sassa, piazza Fontesecco e via Sant’Antonio Pinto, risalgono al 1315. Originariamente composto da un insieme di strutture minori separate dalle caratteristiche “rue” — le stradine del cuore della città — l’edificio raggiunge la forma attuale nel 1858, attraverso un accrescimento di unità edilizie a due livelli, affiancate intorno ad un unico cortile e unificate dalla facciata principale, fatta edificare nel XVII secolo da Valerio Antonelli.
Successivamente la proprietà passò agli Oliva, famiglia di possidenti originari di Norcia, e dagli inizi del XIX secolo alla famiglia Bernardi. Dopo il 1703 fu realizzato il piano nobile, con stanze ampie collegate da portali in pietra modanata e volte a padiglione decorate con stucchi, una nuova scala in pietra e nuovi volumi sul cortile — elementi che segnano un profondo rinnovamento formale e funzionale rispetto all’impianto del XVI secolo.
Il palazzo, composto da tre blocchi edilizi a forma di “C” organizzati intorno alla scala, è stato gravemente colpito dal sisma del 6 aprile 2009. L’intervento di recupero e miglioramento sismico, affidato a Impresa Cingoli, si è svolto tra il febbraio 2014 e il febbraio 2017, per un importo complessivo di € 6.794.310,88.
Miglioramento Sismico: Consolidamento Strutturale e Comportamento Dinamico
Gli interventi di miglioramento sismico hanno perseguito due obiettivi paralleli: incrementare le caratteristiche meccaniche della muratura e migliorare il comportamento scatolare della struttura in condizioni dinamiche.
Consolidamento delle murature portanti tramite iniezioni di miscele leganti a base di calce. Le numerose nicchie presenti nelle pareti — che generavano variazioni di rigidezza e concentrazioni locali di sollecitazione — sono state tamponate mediante tecnica scuci-cuci. Al secondo piano sono state ricostruite pareti in muratura con opportune ammorsature alle strutture esistenti, per garantire la continuità degli elementi resistenti verticali.
Rinforzo delle fasce di piano a livello degli architravi, mediante cuciture metalliche e profilati in acciaio collegati con barre e bulloni.
Rifacimento della copertura con travature e doppio tavolato incrociato in legno di castagno, con sistemi di ancoraggio al cordolo esistente in cemento armato — già rivelatosi efficace come cerchiatura sommitale durante l’evento sismico.
Rinforzo delle volte in muratura con fasce di fibra in carbonio lungo le nervature e ricostruzione con frenelli in mattoni pieni. Per i solai a struttura portante in putrelle e voltine, è stata realizzata una soletta in calcestruzzo leggero fibrorinforzato, vincolata alle travi metalliche tramite connettori in acciaio a chiodatura, ottenendo una sezione mista acciaio-calcestruzzo. Due nuovi solai sono stati realizzati con travi di acciaio, lamiera grecata e soletta di ripartizione.
Inserimento di catene per prevenire meccanismi di collasso per ribaltamento fuori piano delle facciate, con capichiave esterni a piastra quadrata e costole di irrigidimento.
Rinforzo della muratura esterna e interna con fasce fibrorinforzate in carbonio, connesse alla muratura con fiocchi in fibra di carbonio.
Intervento alle fondazioni con la realizzazione di vespai areati tramite elementi plastici modulari (igloo) e rete elettrosaldata, per eliminare fenomeni di umidità e risanare igienicamente gli ambienti.
Restauro degli Apparati Decorativi e delle Opere d’Arte
Il restauro degli elementi architettonici e artistici ha riguardato in modo specifico gli elementi lapidei in pietra di Poggio Picenze: cornici e timpani delle finestre, fasce marcapiano, cantonali e portali. Per i componenti non rimovibili dalla facciata principale e dai suoi due risvolti — il cui degrado era limitato allo scollamento degli elementi componenti — sono state applicate tecniche proprie del restauro conservativo. Per le decorazioni del prospetto di via Sassa è stata eseguita la completa rimozione, previa catalogazione di ogni componente, per la loro successiva corretta ricollocazione.
Sulla volta al primo piano è stato restaurato il dipinto murale a tempera “Allegoria della Forza”, raffigurante una figura femminile tra nuvole con gli attributi iconografici della tradizione figurativa (elmo, lancia, leone, colonna). Il dipinto è collocato al centro di una specchiatura mistilinea in stucco decorata con stemmi baronali e vescovili del XVIII secolo, sebbene la sua esecuzione sia riferibile tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.
Nel corso dei lavori di consolidamento delle volte è emerso un prezioso brano di muratura quattrocentesca inglobata nella fabbrica settecentesca. Al suo interno sono stati rinvenuti: nel primo ambiente, ampi brani di decorazione parietale raffigurante corami di vaio stilizzato; nel secondo, una scena votiva ad affresco del XIV secolo rappresentante la Madonna con Bambino, con committente Sant’Antonio Abate e angelo introducente.
Nell’ambiente d’ingresso al piano rialzato è stata infine recuperata una decorazione ad olio su muro dei primi del XX secolo, raffigurante due cani da guardia alla catena — versione popolare del classico tema cave canem.